Contenuto di Bandcamp, non caricato. Caricandolo, Bandcamp riceve il tuo indirizzo IP e può impostare cookie.

Cookie policy

Etichetta: Bloody Sound · Durata: 35 min e 51 secondi per 10 tracce

Immaginate una nave che, se potesse, non vorrebbe mai attraccare. Un bastimento carico di storie esotiche ed in logiche traballanti. Atmosfere psichedeliche che sembrano poter navigare solo su mappe ingiallite e mal ricopiate a memoria. Lì, in quella zona indefinita tra il racconto che passa di bocca in bocca e la superstizione, che involontariamente approda tra le nostre orecchie Artifício Fantástico. I Māyā, questo è il nome scelto dal trio anconetano, provano a raccontarci questo viaggio un po’ evocandolo, ma un po’ lo fanno immaginare con disinvoltura. Con il fascino sconveniente ed imperfetto di chi, nel volerti tramandare il suo racconto, è più attento al come dirlo che al cosa dire.

Ottima premessa se parliamo di musica: fatemelo dire chiaro e tondo.

Ma usciamo dalle nebbie immaginifiche della narrazione e proviamo a snocciolare qualche dato tediosamente reale: i Māyā sono un trio marchigiano formato da Michele Alessandrini (batteria), Francesco Balducci (chitarra elettrica) e David Cavalloro (basso). Alessandrini e Cavalloro sono nei Lush Rimbaud. Quindi pur essendo questo loro album fattualmente un esordio, non si può parlare di musicisti che non hanno esperienza pregressa. Se non altro nell’ambito della scena musicale alternative marchigiana e non solo.

Pubblicano per la Bloody Sound: un’etichetta che dal 2004 è un faro nella notte pressoché eterna della “scena alternative marchigiana”. Musicalmente è un disco quasi totalmente strumentale dove la chitarra pulita la fa da psichedelico e caraibico padrone, ma la sezione ritmica non è da meno nel riuscire a guidare le danze, spesso latinoamericane. Apre le danze il singolo British Columbia la cui chitarra sembra invitarci al ballo sul far della sera, tra palmizi e luci sospese con fili sopra la sala da ballo e sedie in vimini in quadrato a delimitarne i confini. Le linea armoniche di Calypso Paulo sembrano invece cullarci su delle enormi onde oceaniche alla ricerca di chissà cosa. Island Rotoverb invece mi lascia immaginare una traversata delle scoscese montagne andine su mezzi di fortuna tra vette innevate ed altipiani che furono culla di civitltà oramai scomparse.

Mi colpisce poi la successiva e più notturna Cristina G. che sembra voler suggerire la sensazione del viaggio: il suo andamento mid tempo sembra suggerirci un momento più riflessivo e notturno, una notte di cui si nota il fascino e non l’elemento del pericolo. Il momento della riflessione e del riposo sembra essere più chiaramente rappresentato dalle atmosfere rarefatte ma brillanti di Tristeza. Musicalmente molto interessante l’intro di Rainforest Drop che sembra voler invitarci a riaccogliere il giorno e donarci il vigore per la ripartenza del viaggio. Da segnalare le atmosfere “ferroviarie” suggerite dal bel giro di basso che fa da architrave al brano Steamin Hot. C’è dello spoken word, quasi una “sporcatura” di elettronica in Sequência, la traccia dedicata a Sebastião Salgado. Ma sembra voler rimanere un po’ nascosta e timida nella organicità del suono, quasi in secondo piano. Sembra essere un testo in portoghese: probabilmente una registrazione della sua voce.

Approfitto della vostra pazienza per segnalare il brano che conclude il disco non casualmente intitolato Māyā Manifesto: davvero un pot-pourri che sembra volerci salutare con un addio danzante e malinconico. Un saluto però, sicuro del nostro ritorno. Perché si ritorna sempre dove si è stati bene, nevvero?

Insomma, un disco per rivendicare esotismi immaginari? Direi proprio di sì. Il disco si muove come su una mappa di luoghi che non vogliono esistere se non, forse, nell'immaginazione di chi li evoca suonando: nel donchisciottesco tentativo di dedicarlo ad un posto che potrebbe esistere solo se la geografia fosse un po’ meno testarda.

I tre pezzi scelti qui sotto...

Contenuto di Spotify, non caricato. Caricandolo, Spotify riceve il tuo indirizzo IP e può impostare cookie.

Cookie policy