Sono passati 2 anni dall'ultima occasione in cui abbiamo realizzato una playlist per l'occasione di Halloween (qui), ci riproviamo cercando di non ripeterci e ovviamente non è stato complicato riuscirci. Si spazia dai grandi nomi ma anche ovviamente ai meno noti e sperando di essere riusciti ad equilibrare suoni e momenti. Abbiamo dato priorità ai testi dei pezzi per poter trovare quel quid utile ad assemblare la scaletta.

Tra i pezzi meno noti abbiamo I The Walker Brothers che pubblicarono “The Electrician” nel 1978, in “Nite Flights”: la scrisse Scott Walker e raccontava un torturatore al lavoro. Due anni dopo David Bowie intitolò un disco e una canzone “Scary Monsters (And Super Creeps)”, che a distanza di mezzo secolo funziona ancora come avviso. Nel 1980 uscirono anche i The Cramps con “Songs the Lord Taught Us”, dove stava “I Was a Teenage Werewolf”: B movie e rockabilly sporco, ancora imbattuti nel genere.

Negli anni ottanta il buio divenne un genere. I The Birthday Party incisero “Nick the Stripper” nel 1981, un incubo di Nick Cave prima che imparasse a cantare da crooner; i Violent Femmes misero “Country Death Song” sul debutto del 1983; nello stesso anno i Bauhaus pubblicarono “She’s in Parties”; i Sisters of Mercy arrivarono nel 1985 con “First and Last and Always” e “Black Planet”. The Smiths nel 1984 inserirono nel primo disco “Suffer Little Children”, sui delitti della brughiera, e Morrissey non scrisse mai niente di più asciutto.

Gli anni novanta furono più asciutti. Nick Cave & The Bad Seeds pubblicarono “Red Right Hand” nel 1994 (poi finì in Scream e in Peaky Blinders), il pezzo che tutti conoscono senza sapere da dove viene. Gli Slint con “Good Morning, Captain” (da “Spiderland”, 1991) dimostrarono che un testo può spaventare più di un urlo.

Dal Duemila in poi le storie divennero reali. Sufjan Stevens cantò “John Wayne Gacy, Jr.” nel 2005, mettendosi dalla parte sbagliata: fu la scelta più coraggiosa del lotto. Mount Eerie con “Real Death” (2017, scritta dopo la morte della moglie Geneviève Castrée) ha fatto paura perché non era finzione, IMHO il brano che qui spaventa di più.

Kavinsky nacque con “Nightcall” nel 2010 e l’anno dopo il pezzo diventò quello di Drive. Per me i Queens of the Stone Age, che nel 2013 pubblicarono “I Appear Missing” è perfettamente in linea con la quasi morte di J. Homme durante un banale intervento chirurgico.

Anna von Hausswolff ha chiuso il cerchio con “The Mysterious Vanishing of Electra” (2018), un organo che pesava come una intera navata.

Actress chiude la playlist con un indiscutibile “R.I.P.” (2012), brano strumentale così da lasciarti immagine cosa Darren J. Cunningham avesse in mente mentre realizzava il pezzo.