---
title: "Space Afrika - LP Of The Week"
url: https://laxxvora.it/posts/space-afrika-lp-of-the-week/
author: "The Unkle"
date: 2026-11-04
category: "Opinioni Non Richieste!"
tags: ["2026","LPoftheWeek","Space Afrika","Dais Records"]
artist: "Space Afrika"
album: "Quiet Storm"
label: "Dais Records"
released: "2026-09-25"
rating: "80/100"
language: it
description: "Mettiti comodo, abbassa le luci e, se puoi, alza un po’ il volume: questo è un disco che chiede la notte."
source: "La Venticinquesima Ora"
---

# Space Afrika - LP Of The Week

- **Band**: Space Afrika
- **Titolo**: Quiet Storm
- **Etichetta**: Dais Records
- **Data**: 25 Settembre 2026
- **Durata**: 48 minuti, 13 brani

Mettiti comodo, abbassa le luci e, se puoi, alza un po’ il volume: questo è un disco che chiede la notte. Non lo dico soltanto io, lo dice il titolo. «_Quiet Storm_» è il nome che le radio americane davano ai programmi delle ore piccole, quelli lenti, a voce bassa (immagina un trasmissione di Alessio Bertallot). A suggerirlo agli **Space Afrika** è stato l’artista **Glenn Ligon**, di cui la copertina riprende un dettaglio di «_Figure #30_», un quadro fatto di acrilico, serigrafia e polvere di carbone. Basta questo per capire da dove si parte: il buio non da leggere come assenza di luce, ma il materiale con cui lavorano.

Un passo indietro, per chi arriva adesso. **Joshua Tarelle Reid** e **Joshua Inyang** sono amici di Manchester, pubblicano dal 2014 e fanno parte di quella nidiata tra Salford e Manchester legata al club **The White Hotel**, la stessa di **Blackhaine** e **Rainy Miller**. Con «_Honest Labour_», nel 2021, avevano trasformato il lockdown in un ambient dub-techno intimo, quasi sussurrato. Cinque anni dopo aprono le finestre e fanno entrare gli altri... «Quiet Storm» è pieno di ospiti, ma suona come un unico programma notturno, con i due **Joshua** a fare i conduttori e ogni voce ospite che entra in studio, dice la sua e lascia il microfono.

Il primo a entrare è il soprano **Axelle Fanyo** in «_Vanity_», otto minuti di archi e silenzi. Se l’opera non ti è familiare, tranquillo nemmeno a me, qui la voce lirica funziona un po come un drone, una nota lunga che sale e ti cambia il clima. Subito dopo arriva «_Crying never had a voice ~_», con il violoncello di **Vanessa Bedoret**, la pioggia e un fondo di rumore industrial. È la sensazione di cercare un angolo di silenzio dentro una città che non si spegne mai. Poi **Alto Aria** con il piano di **Kelly Moran**, e il disco è ancora lì, nel suo territorio di musica da camera.

A questo punto, se ti aspetti un disco solo "classico", il disco ti spiazza. «_Ballad for a ‘G’_» dura un minuto e quaranta: c’è il rapper **RXKNephew**, c’è la produzione ruvida di **Klein**, e il baricentro si sposta di colpo verso l’hip-hop. Quanto al trip-hop, pensa a quel modo di rallentare il rap e riempirlo di nebbia che negli anni novanta ha dato **Portishead** e **Massive Attack**, due dischi con cui sono cresciuto. Qui non c’è citazione, c’è la stessa malinconia a passo lento, passata per il dub di Manchester. Il punto più teso è «_MLN_», con **Tony Njoku**: ritmo serrato, sub-bass, voce in primo piano. In «_If This Is Hell_» **Deuén** lascia correre il flusso di coscienza su percussioni nervose e si interrompe a metà pensiero. Pare l’abbia registrata in un’unica take.

Il programma si chiude con «Regards»: pioggia, organo, droni e, in mezzo, il rumore di un’arma che si ricarica. Non ti consola, ti lascia con la domanda aperta, e per me è il momento in cui il disco è più intenso.

A mio avviso la profondità emotiva sta tutta qui: nessuno spinge sul pathos, è lo spazio tra le voci a fare il lavoro. Riascoltalo quando la casa è zitta, magari con una luce soffusa è in questo momento che il disco smette di sembrare un esperimento e comincia a parlarti piano.
